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Scuola: basta Dad, stiamo sacrificando la vita dei nostri ragazzi

Scritto da Nicoletta Puggioni

16 Gennaio 2021

Sulla riapertura della scuola superiore, in questi giorni, ho letto commenti di ogni genere, per la maggior parte animati da tifoserie da stadio, ma troppo spesso privi di una conoscenza effettiva dei fatti, indispensabile per poter effettuare un’analisi seria e accurata delle cose.
A chi pensa che la scuola va bene anche a distanza, perché tanto chi vuole studiare, studia lo stesso, posso dire che la scuola serve soprattutto a chi non ha voglia di studiare, ma anche questo sarebbe riduttivo.
La scuola non è solo studio o didattica, ma un luogo di formazione, in cui i contenuti delle discipline, i linguaggi, le abilità prendono forma e si sostanziano nell’interazione con gli altri.
A scuola si dibatte, si discute, si scambiano idee, si colgono i linguaggi non verbali, si manifestano emozioni e sentimenti. A scuola si cresce con gli altri e si sviluppano competenze di cittadinanza globale, di democrazia, di solidarietà. La scuola è palestra di vita, è comunità… ai ragazzi non servono precettori che li trasformino in genietti, ai ragazzi serve il confronto con gli adulti e con i pari, serve uscire dalla propria stanza e incontrare il mondo reale.
Ai ragazzi serve fare gruppo e imparare gli uni dagli altri, perché l’individualismo e la solitudine non sono di certo valori con cui si diventa cittadini attivi o esseri umani felici.
Che la salute sia un bene prezioso che viene prima di qualsiasi cosa è indubbio, ma la scuola non è un luogo di contagio, seppure non ne sia esente. A scuola si imparano anche le regole per non contagiarsi.
Non stiamo sacrificando la scuola ma la vita stessa dei nostri ragazzi, per l’incapacità di organizzarci meglio e investire nel loro futuro, che poi equivale al futuro stesso di questa e delle generazioni che verranno.

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