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L’orrore dell’Olocausto: non tutto si può perdonare

Scritto da Adele Demelas

7 Febbraio 2021

 

Claudia Finzi è un donna sopravvissuta all’olocausto.
Nata il 09/06/40 in piene leggi razziali. Fino al ‘36 gli ebrei erano perfettamente inseriti nella società italiana partecipando attivamente alle guerre del risorgimento, alla costruzione dello stato italiano. Inizialmente Mussolini aveva fatto venire in Italia molti ebrei dall’Europa dell’Est considerati già cattivi. L’Italia pareva un’isola felice. Ma dopo la guerra di Etiopia, Mussolini cambiò idea dando inizio ad una campagna terribile contro gli ebrei, come gli altri Paesi d’Europa.
Nel luglio del ‘38 fu pubblicato un “Manifesto della razza”: le razze umane e gli ebrei non facevano parte della razza italiana.
Nell’agosto del ‘38 fu fatto un censimento per gli ebrei in Italia e molti furono mandati nelle camere a gas.
Claudia racconta che nel suo atto di nascita c’è scritto che è nata da una madre ed un padre di razza ebraica.
La prima legge razziale del 5 febbraio diceva che i bambini ebrei non potevano più andare alla scuola pubblica. Le comunità ebraiche fondarono scuole private in modo che si potesse ugualmente andarci. Nelle città grandi c’erano molti bambini e diverse classi; in quelle più piccole bambini uniti di ogni classe.
Anche i suoi zii con bambini piccoli decisero di trasferirsi per potergli mandare a scuola in quella che era la Palestina, paese ancora molto arretrato sotto mandato britannico.
Il 17/11 emanarono altre leggi razziali. Gli ebrei venivano esclusi da qualsiasi possibilità di lavoro ritirandoli anche l’iscrizione all’albo professionale.
Il padre, un ingegnere, perse il lavoro e creò un piccolo laboratorio privato di radio. Questo divenne a Bologna la sede per le persone antifasciste facenti parte della resistenza. Si spostavano da un ufficio all’altro per non essere presi, ma alcuni non sfuggirono.
Finita la guerra, negli anni ’50, trovò a casa sua un disco fatto dai suoi genitori il 15/03/43, quando la situazione per loro era già molto pesante ma non quanto l’8 settembre dello stesso anno: gli ebrei vivevano come se ci fosse un muro con gli altri. Avevano sequestrato auto e radio. Si racconta dell’incarcerazione di professor Volterra, figlio di un grande matematico antifascista e Mario Finzi, un bravissimo musicologo e magistrato che aiutò molti ebrei ad andare via dall’Italia perché i re stranieri, venuti in Italia con il permesso di Mussolini, per le leggi razziali furono mandati via. Entro 6 mesi tutti gli ebrei stranieri dovevano andare via o nei campi di internamento.
Volterra e Finzi furono liberati il 25/07/1943, quando Mussolini fu mandato in carcere ed entrò il governo Madoglio.
La madre si laureò perché una legge razziale lo permetteva ai già frequentanti. Ma il giorno della laurea rimase lontana senza aver contatto con gli altri, diede l’esame per ultima e con voto bassissimo.
L’8 settembre quando fu fatto l’armistizio, i tedeschi arrivarono in massa in Italia. La ritenevano una zona di occupazione e cominciarono a fare quello che facevano nei Paesi dell’Est. Ovvero gli ebrei venivano messi in un ghetto, portati nelle foreste e fucilati. Era diventato pesante anche per loro seppellire i cadaveri, allora li misero in camion con gas di scappamento e poi si passò ai campi di sterminio.
Mussolini fu liberato nel settembre del ‘43 dai tedeschi e portato a Verona ove fondò la repubblica alleata con loro.

Claudia e la sua famiglia partirono con documenti falsi. lei aveva 3 anni e la sorella 4.
Tutti gli ebrei furono portati a Ferrara in carcere, dove c’era anche suo nonno, e da li ad Aschwitz. Il nonno venne ucciso tra i primi. Lei e la sorella lo scoprirono alla fine della guerra.
Non essendo più sicuro nemmeno quel posto, partirono ancora.
Non si può perdonare tutto il male che è stato fatto.

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