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Aspal, la sede di Castelsardo: il turismo crolla, la sfida è creare alternative

Scritto da Federico Spano

16 Febbraio 2021

di Salvatore Santoni
Le presenze dei vacanzieri sono colate a picco e l’agro-pastorale resta aggrappato a uno scoglio giusto perché di mangiare non si può fare a meno. Sono questi gli effetti più vistosi dell’avvento della pandemia in Anglona con i quali hanno a che fare ogni giorno al centro per l’impiego di Castelsardo. La sede territoriale dell’Aspal di via Vespucci ha in carico un bacino di circa 11mila utenti sparsi in 13 Comuni. La sfida più importante è tamponare l’emorragia di posti di lavoro della filiera turistica. E infatti l’80 per cento dei disoccupati tra Castelsardo e Valledoria si registrano nel comparto ricettivo, della ristorazione e dell’horeca più in generale. «Il sistema è crollato nel 2020 – spiega il coordinatore del Cpi, Pino Ortu (nella foto) -. Lo scorso anno si è lavorato forse a luglio e agosto, a fronte di una stagione che cominciava a Pasqua e finiva a ottobre. L’economia è quindi crollata e ha gettato i lavoratori e gli imprenditori nella disperazione».

Per parare i colpi della crisi, nell’ufficio Aspal di Castelsardo lavorano undici persone più due navigator. Di tanto in tanto, quando le circostanze lo richiedono, alla squadra si aggiungono dei mediatori linguistici. Prima del Covid nel Cpi si lavorava in presenza a pieno organico. Da un anno a questa parte, invece, il modo di lavorare è cambiato. «Quando hai davanti l’utente il rapporto è più vero – spiega ancora Ortu -. Questa pandemia ha creato molti problemi e difficoltà logistiche, ma ci siamo dati da fare lavorando da remoto, in certi casi anche senza vincoli di orario. Oltre a questo fissiamo degli appuntamenti al pomeriggio per ricevere le persone in sicurezza. Il nostro obbiettivo è non far pesare la situazione ai nostri utenti». Un tassello importante del lavoro del centro riguarda il reddito di cittadinanza: al Cpi di Castelsardo hanno in carico 965 percettori, che chiaramente vanno seguiti insieme ai rispettivi nuclei familiari. «Fino a oggi è stato fatto un buon lavoro – riprende il coordinatore Ortu -. I collaboratori sono molto in gamba e in certi casi, quelli che riguardano percettori con una qualifica specifica, siamo riusciti a trovare una occupazione. Per altre figure non specializzate è attualmente più complicato trovare soluzioni. Ora si prospettano opportunità legate ai bandi Lavoras». Un’altra opportunità di lavoro riguarda l’autoimpiego. «Su questo punto c’è molto interesse – riprende il coordinatore del Cpi – la gente si interessa. Tempo fa insieme al Comune di Castelsardo abbiamo organizzato un incontro formativo per le opportunità del bando “Resto al sud”. C’è da dire che purtroppo il momento storico non dà grandi input per avviare nuove imprese. In ogni caso ora stiamo ragionando su altre iniziative. Penso, per dirne una, a un webinar per illustrare passo dopo passo agli utenti come si presenta la domanda per i cantieri Lavoras. Sarebbe utile soprattutto per chi non ha dimestichezza con l’informatica».

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