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I disagi della didattica a distanza e la bellezza di ritrovarsi in aula

Scritto da Giorgia Meloni

15 Febbraio 2022

La didattica a distanza (DAD) è stato probabilmente uno dei modi più rivoluzionari per poter svolgere le lezioni da remoto, permettendo la riduzione dei contatti nel periodo pandemico. Certo, un modo rivoluzionario ma allo stesso tempo causa di disagi per studenti e, chissà, anche insegnanti.

La DAD oltre che dei pro ha anche dei contro e il portarmi a pensare che contenesse anche dei contro, sono stati racconti racconti di vita letti su internet. Ho deciso quindi di intervistare alunni e docenti per avere opinioni e ascoltare i loro pensieri riguardo questo nuovo insegnamento. Per prima cosa ho stilato un elenco di domande per insegnanti e alunni, intervistando per primi questi ultimi domandando loro:                                                                                                                                                                                   -svantaggi e vantaggi DAD                                                                                                                                                                         -miglioramento nell’apprendimento                                                                                                                                                         -rientro in DAD per limitare i contatti

Mi sono permessa inoltre, di domandare sia a docenti sia ad alunni le loro opinioni su un’ipotesi: i bambini non vaccinati in DAD nel caso di un positivo. Fra i vantaggi, tutti i ragazzi la pensano allo stesso modo: possibilità di svegliarsi più tardi, ed inoltre la DAD è utile per limitare l’aumento dei contagi. Mentre per quanto riguarda gli svantaggi, c’è chi ne trova pochi e chi ne trova molti ma un pensiero comune è stato: facilità a distrarsi, problemi di connessione e non poter vedere i compagni. “È più difficile seguire perché spesso ci sono dei problemi a livello tecnico. Ma come vantaggi, trovo sia un’alternativa in questa situazione.” C’è stato anche chi ha deciso di raccontarmi esperienze poco piacevoli lasciando anonimi i nominativi del professori. “C’era questa professoressa che non si fidava di noi alunni. Ogni volta che facevo un’interrogazione con lei avevo ansia, e spesso mi diceva di guardare dritto verso il monitor.” Nel campo dell’apprendimento, alcuni alunni ammettono di aver riscontrato un lieve peggioramento in DAD, migliorando invece in presenza. Infine, nel caso di un rientro in DAD per ridurre il tasso di positività, molti accetterebbero la cosa ma solamente per un periodo limitato.

C’è stato pure, chi ha ritenuto la DAD un’attività da integrare alla scuola in presenza. “In presenza c’è più voglia di partecipare, mentre in DAD ci sono problemi di connessione e non ti esprimi come vuoi.” Tutti i professori intervistati hanno affermato che la DAD è stato ciò che ha salvato la scuola, permettendo il proseguimento delle lezioni. Ha portato però la mancanza di un contatto concreto coi ragazzi e un problema per coloro che non hanno una linea internet perfetta. “Purtroppo spesso gli alunni approfittavano di questa situazione, spegnendo webcam e approfittando di altri sotterfugi complicando di molto le cose, vanificando di ore di lezione.” Il rapporto Alunno-Professore invece non è cambiato di molto nel periodo della DAD, ma è migliorato invece nel momento in cui la DAD ha cessato, alcuni docenti l’hanno letto addirittura negli occhi dei propri allievi la contentezza per il ritorno in presenza essendovi sempre stata una comunicazione telematica. Nel periodo della DAD saltare una verifica era facile: bastava fingere di non sentire, e così ho chiesto ai professori se alunni singoli o addirittura classi intere fingessero di non sentire il professore. Molti hanno affermato che purtroppo è capitato, ma ovviamene una volta può andare bene, le volte seguenti s’inizia a sospettare che sia una menzogna. Difatti, la domanda seguente era collegata, perché ho chiesto loro se fosse capitato di non fidarsi nel momento in cui avveniva veramente questo problema, e molti hanno detto “si, purtroppo è successo.” Per ultimo, ho domandato se avessero riscontrato delle difficoltà e cosa ne pensassero dei bambini non vaccinati a casa nel caso di un positivo in classe.

In merito alla prima domanda, molti hanno riscontrato difficoltà sia a livello tecnico che di relazione, perché si sono trovate maggiori difficoltà nel riuscire ad avere l’attenzione di tutti i ragazzi, che si distraggono più facilmente. Per l’ultima domanda, sono state simili le risposte di professori e alunni infatti hanno espresso il loro disaccordo, dicendo che il bambino ha bisogno di andare a scuola

I professori oltre a ciò, hanno affermato che questo è discriminatorio. “Non devono esserci bambini di serie A o B. Io insegnante, non devo sapere se tu hai fatto il vaccino o non hai fatto il vaccino. La mia competenza è accettare tutti, e non sapere se tu sei vaccinato o meno perché è una cosa personale. Non devo conoscere queste cose, voglio solo sapere se tu puoi rientrare.”

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